Blog Antonio Gazzanti Pugliese

Pignoramento prima casa? Cosa dice la Legge

Quando preoccuparsi per il pignoramento prima casa? Risponde il notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone.

La legge consente di addivenire ad accordi con i creditori, nella fase precedente al pignoramento, accedendo a strumenti stragiudiziali di composizione della crisi di sovraindebitamento, presentando un’istanza di conversione al Giudice dell’esecuzione.

La prima casa non può essere pignorata solo quando il creditore è l’Agente per la riscossione esattoriale che, come noto, è un ente pubblico che agisce per il recupero dei crediti dello Stato o della Pubblica Amministrazione. Tale ente si chiama attualmente Agenzia Entrate Riscossione ed ha preso il posto di Equitalia Spa.

A tutela del bene “prima casa”, inoltre, il nostro ordinamento pone dei limiti alla possibilità, per l’ente riscossore dei debiti verso lo Stato, di iniziare un pignoramento sul bene medesimo: con il decreto legge n. 69/2013, convertito dalla L. 9 agosto 2013, n. 98, all’art. 52, comma 1, lettera g), è stato, infatti, modificato l’art. 76, comma 1 del D.P.R 602/1973 recante “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”.

Dal 2013, in sostanza, l’ente di riscossione non può più pignorare la prima casa del contribuente indebitato, ad alcune condizioni:

  • la casa in questione deve essere l’unica di sua proprietà;
  • deve essere stata adibita a civile abitazione;
  • in essa è fissata la residenza del debitore;
  • non è accatastata in A/8 e A/9, categorie relative agli immobili di lusso.

Oltre a ciò, è previsto un limite del credito dello Stato che, se al di sotto di € 120.000, non può procedere al pignoramento della prima casa. Riguardo a tale ultimo aspetto va detto che con il d.l. n. 50 del 24 aprile 2017 è stato consentito all’agente di riscossione di procedere esecutivamente se il contribuente ha un debito di almeno € 120.000 e se il valore catastale di tutti gli immobili di sua proprietà è almeno di 120.000 euro.

Per chiarire, Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone ha preparato qualche esempio. La prima casa è pignorabile se:

  • il contribuente è proprietario di un secondo immobile, anche solo per una semplice quota;
  • il contribuente, proprietario di un solo immobile, riceve una quota di un altro immobile in eredità;
  • il contribuente ha un solo immobile a uso ufficio;
  • il contribuente ha una villa;
  • il contribuente ha una sola casa ma l’ha data in affitto e, pertanto, ha la residenza altrove.

Auto d’epoca: Mercedes “pagoda”

La Mercedes “pagoda” viene prodotta tra il 1963 e il 1971. La sua cilindrata va da 2308centimetri cubici a 2778 centimetri cubici. Essa fu inaugurata nel 1963 al salone di Ginevra. Il suo nomignolo deriva dall’hard top concavo che evoca ,appunto ,le forme di una pagoda.Questo modello ,molto apprezzato soprattutto dal pubblico sportivo,  presenta caratteristiche di sicurezza molto avanzate per l’epoca . In particolare l’abitacolo era protetto da un’apposita “ cellula”.

Anche per questo la progettazione dell’autovettura durò alcuni anni essendo iniziata nel 1961. Le novità non riguardavano ,però ,solo la sicurezza ma anche la meccanica ed il motore che in ogni versione si  componeva di sei cilindri con prestazioni non esaltanti ma abbastanza soddisfacenti. Pure  l’impianto frenante fu subito giudicato adeguato. Il cambio  manuale, originariamente a quattro marce ,presentava anche una versione a cinque marce. Era ,poi , possibile ottenere il cambio automatico . Il motore con la cilindrata più ridotta sviluppava una potenza di 150 CV. Il motore con la cilindrata più elevata di 2778 centimetri cubici aveva una potenza di 170 CV. Tutti i modelli ,indipendentemente dalla motorizzazione , non superavano la velocità massima di 200 km/h. Ovviamente con il motore piú potente l’autovettura aveva un’accelerazione molto più dinamica.

La trazione era posteriore ed il motore anteriore come si verificava per tutte le grosse autovetture dell’epoca. Fra  gli elementi che contribuivano alla robustezza ed alla sicurezza del veicolo vanno ricordate le porte e la scocca portanti in acciaio, i cofani  in alluminio ,le sospensioni anteriori e posteriori indipendenti a molle elicoidali. Il tutto per una lunghezza di 4285 mm, una larghezza di 1760 mm ed un’altezza di 1305 mm ,con un peso a vuoto di 1440 kg.

Jaguar XJ-S

Automobili d’epoca : La Jaguar XJ-S

La XJ-S è stata una delle più discusse Jaguar ,presente sul mercato per oltre 21 anni. Si tratta di un coupé con una motorizzazione imponente soprattutto nella versione 5300 litri con motore V 12. Si tratta di un modello entrato in commercio nel 1975 che avrebbe dovuto rappresentare l’erede della ben più famosa E- type, per intenderci la bellissima ed intramontabile  macchina di Diabolik. Tuttavia essa non fu percepita in tal senso. Al contrario il primo effetto fu tutt’altro che positivo.Le sue dimensioni, la sua carrozzeria, i suoi interni non convincevano.Questi ultimi ,infatti ,rappresentavano una sorta di compromesso ,apparentemente incomprensibile, tra le caratteristiche totalmente sportive della E- type e la lussuositá dei modelli berlina della stessa casa automobilistica.

Infatti la XJ -S presenta interni rifiniti in legno pregiato nonché la famosa pelle tipica delle grosse tre volumi Jaguar. Anche  i fari anteriori ed i paraurti grossi ad assorbimento non convincevano. A questo doveva aggiungersi un consumo di benzina eccessivo che costringeva a continui rifornimenti. Ardua era ,poi ,la scelta tra cambio manuale ,che tendeva ad esaltare le prestazioni sportive della vettura , e cambio automatico, tipico anche esso delle berline della stessa casa  non adeguato alle aspettative di chi voleva una macchina aggressiva. Ció nonostante, con l’andare del tempo ,le caratteristiche ,sia estetiche sia di motorizzazione, di questo modello incominciarono ad essere apprezzate.

In particolare incominció a piacere il  mix tra la sportività della vettura e la comodità della stessa. In altre parole era nata una nuova granturismo che consentiva di affrontare lunghi percorsi velocemente ma anche comodamente. La XJ -S ebbe anche notevoli successi in alcune competizioni. In particolare la Trans Am  americana viene vinta da questa automobile molte volte con la conquista del titolo nel 1977.

Lo schieramento del governo italiano

Dopo alterne vicende il governo italiano decide di schierarsi con le potenze dell’ Intesa e di abbandonare l’alleanza con gli imperi centrali.un diplomatico italiano dell’epoca Luigi Aldrovandi  Marescotti ,nel suo diario alla pagina del 25 aprile 1915 ,così scrive: “qualche ora prima era giunto  un telegramma da Vienna ove, riassumendo le laboriose trattative che si trascinano faticosamente colà da oltre quattro mesi…  si confermava la incomprensione del governo austroungarico e la irrealizzabilità di un nostro accordo con l’Austria – Ungheria…” L’Austria – Ungheria”  ha continuato a mantenersi sino ad ora in vane discussioni e non sembra rendersi conto del vero stato di cose da noi per cui un accordo con l’Austria – Ungheria sulla base delle proposte formulate sembra quasi irrealizzabile nello stato attuale delle cose”.

Dallo stesso diario il giorno successivo 26 aprile si rileva ormai concluso l’accordo con i paesi dell’ Intesa : “Salandra, in una sua lettera personale, ha scritto a Sonnino: suppongo che in seguito all’ultimo telegramma da Londra, avrai telegrafato ad Imperiali  di firmare. Che Dio ci assista. L’accordo è stato firmato oggi alle ore 15:00.Grey e i colleghi di Francia e di Russia hanno abbondato in espansioni. All’atto  della firma Grey ha  comunicato ad Imperiali  la notizia, proprio allora giuntagli, del felice sbarco degli alleati ai Dardanelli.” Inizia ,quindi,  la grande avventura della prima guerra mondiale anche per l’Italia. Come tutti sanno sarà un’esperienza lunga e drammatica che si concluderà solo tre anni dopo con centinaia di migliaia di morti e devastazioni laceranti  sul campo. Ma ,soprattutto ,rimarranno tante domande senza risposta. Tutto questo si tradurrà in un fosco futuro per il mondo e rappresenterà il presupposto di un ulteriore e più crudele conflitto mondiale.

L’ambasciatore Anatoly Dobrynin

Anatoly Dobrynin è stato, per molti decenni ,ambasciatore dell’ Unione  Sovietica a Washington ed è stato uno dei più attenti e privilegiati i testimoni di quel complesso di eventi chiamati “ guerra fredda”. Come egli stesso afferma nel suo libro “In confidente” arriva alla carriera diplomatica quasi per caso e ,comunque ,indipendentemente dai suoi studi universitari che lo avevano condotto in un settore molto distante quale quello dell’ingegneria areonautica.

Dobrynin ,infatti ,all’età di 25 anni lavorava a tempo pieno in una delle più prestigiose industrie aeronautiche sovietiche. Un giorno di estate del 1944 fu contattato dei più alti livelli del partito comunista sovietico. Un rappresentante  della commissione centrale del partito comunista gli disse che era arrivato per lui il momento di frequentare la scuola diplomatica. A quel punto Dobrynin rispose che non capiva perché un ingegnere areonautico dovesse cambiare improvvisamente  completamente la propria attività entrando in un campo fino a quel momento completamente sconosciuto.

La risposta fu sconcertante. Gli fu detto che l’ Unione Sovietica  doveva poter disporre del popolo in qualsiasi posto lo si ritenesse utile per il paese. In ogni caso gli si dava un giorno per pensarci e dare una risposta. Consultatosi  con la sua famiglia lo spaesato ingegnere  decise di rispondere negativamente , volendo continuare il suo lavoro da tecnico areonautico e così comunicò la sua volontà a colui che lo aveva fatto chiamare il giorno precedente. Di fronte a questo atteggiamento gli fu detto che ,in realtà ,non si trattava di una scelta ma di un obbligo e ,pertanto, avrebbe dovuto intraprendere subito la nuova strada . Molti anni dopo ,diventato un ambasciatore di grande successo , Dobrynin capì che anche a molti altri giovani laureati era stato fatto un simile discorso e che l’intenzione dell’establishment sovietico era quella di mutare  i ranghi della diplomazia in modo tale da superare tutte le resistenze che potevano venire alla politica estera sovietica dalla vecchia classe diplomatica di origine zarista.

Dobrynin costató col tempo che l’operazione aveva in effetti una sua ragione d’essere e aggiunse che  la sua esperienza di ingegnere areonautico gli consentì di valutare molto più professionale  i contenuti militari di tanti trattati diplomatici che ,in qualità di rappresentante sovietico firmerà nei lunghi anni della sua attività

Il ruolo dell’Italia nel  Patto Atlantico

La partecipazione dell’Italia al Patto Atlantico ha rappresentato la concretizzazione di uno dei più importanti tentativi di riaccreditamento del nostro paese nell’ ambito del cosiddetto blocco occidentale. Ciò ,tuttavia ,non significa che il cammino sia stato facile e privo di problemi.

Al contrario l’Italia portava sulle sue spalle l’eredità della sconfitta nella seconda guerra mondiale e questo ,spesso ,determina tentativi di emarginazione ,se non di umiliazione, da parte delle altre potenze principali. Proprio nel contesto del Patto Atlantico fu ,infatti ,proposta la creazione di un direttorio cui avrebbero partecipato ,esclusivamente ,tre  stati e ,precisamente ,gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia. La conseguenza sarebbe stata l’esclusione dell’Italia da un organismo dove sarebbero state approntate le principali strategie per la ricrescita del mondo occidentale.

Le rimostranze del governo italiano di fronte a questa possibilità furono estremamente ferme.Il ministro degli esteri  Sforza contattò i principali esponenti dei governi di queste tre potenze sottolineando l’importanza di quella che sarebbe diventata la “questione italiana”. Anche il presidente del consiglio De Gasperi evidenziò all’ambasciatore statunitense a Roma i contraccolpi di politica interna che l’esclusione dell’Italia dal direttorio a tre avrebbe provocato. Ma l’amministrazione Truman ,in particolar modo ,riteneva di non poter seguire le istanze italiane e di rendere chiaro al governo del presidente De Gasperi che ,dopo gli aiuti del piano Marshall , l’Italia avrebbe dovuto procedere ad un ampio programma di riarmo che le avrebbe consentito di avere piena voce nella citata alleanza  che stava sempre più prendendo le sembianze definitive della Nato.

La posizione internazionale dell’Italia era ulteriormente complicata dalla dislocazione geopolitica del paese che si trovava sulla linea di demarcazione tra i due blocchi : quello sovietico e quello occidentale e dall’evoluzione di una politica estera fortemente condizionata dagli equilibri interni di uno schieramento estremamente frazionato ed in qualche misura esposto anche alle pressioni provenienti dal Cremlino. Infine le condizioni economiche del nostro paese non consentivano la realizzazione del programma di riarmo richiesto. L’Italia era ancora profondamente impegnata nell’opera di ricostruzione dopo le devastazioni terribili della seconda guerra mondiale.

Il tunnel sotto berlino

Nel contesto della contrapposizione tra il settore sovietico e quello alleato di Berlino ,i servizi segreti americani ed inglesi decisero di realizzare un tunnel per penetrare nella zona controllata dai  sovietici e intercettare le comunicazioni della rete fissa del quartier generale dell’ Armata Rossa posizionato in quella città.

L’operazione ,che sembrava aver ottenuto un grande successo, in realtà era destinata al fallimento fin dall’origine perché George Blake , un diplomatico britannico coinvolto in quest’impresa ,aveva defezionato in favore dei servizi segreti sovietici ed aveva comunicato ,sin dal momento dell’ideazione e della progettazione del tunnel, tutte le relative informazioni al suo corrispondente russo.Oltre ad essere un diplomatico Blake era anche un agente del servizio segreto britannico. Nel 1944 era entrato a far parte del famoso M I 6 e la sua carriera continuò in tale ambito fino ad essere inviato presso la legazione britannica a Seul nella Corea del sud , che nel 1950 fu invasa dai soldati  nordcoreani.Blake ,come molti altri ,fu fatto prigioniero e,durante questo periodo ,si convertì alle dottrine comuniste decidendo di collaborare con l’ Unione Sovietica .

Ritornato in patria nessuno sospetto quanto era accaduto ed egli ,quindi ,continuò ad operare come agente doppio, apparentemente per il servizio segreto britannico ma ,effettivamente ,nell’interesse esclusivo del KGB. La sua carriera di doppiogiochista duró fino al 1961 quando la sua attività fu scoperta. Ci si rese allora conto di quali e quante informazioni Blake avesse trasmesso ai sovietici con conseguenze devastanti per la sicurezza del mondo occidentale. Ma le avventure di Blake non finirono perché nel 1966 egli scappò dal carcere dove era stato rinchiuso con una pena di 42 anni.Blake riuscì a raggiungere Mosca dove si stabilì fino alla sua morte avvenuta nel 2020. Fu sempre ritenuto  dall’establishment russo un personaggio di grande rilevanza il cui contributo alla parità strategica dei blocchi era inestimabile .

Indipendentemente dalle motivazioni che spinsero questa persona a fare il cosiddetto doppio gioco ,non va dimenticato che alcuni agenti segreti dell’epoca credettero davvero di poter contribuire al mantenimento della pace tra est e ovest trasferendo informazioni che ,nella loro ottica, avrebbero potuto assicurare un equilibrio strategico ,anche se ciò si traduceva in un atto di aperto tradimento per il proprio paese.

L’italia e la sua posizione di neutralità

Com’é noto l’Italia, allo scoppio della prima guerra mondiale, assume una posizione di neutralità. Essa è ancora legata all’alleanza con la Germania e l’Austria – Ungheria. Al tempo stesso il paese guarda anche alle potenze dell’ Intesa cercando  di ottenere il massimo risultato ,in termini di compensi ,a seconda del suo schieramento politico-militare. Uno dei momenti decisivi circa il definitivo orientamento sullo schieramento finale lo si trova nella pagina del 16 febbraio 1915 del diario di un diplomatico italiano dell’epoca Luigi Aldrovandi Mariscotti: “Sonnino, essendo ormai convinto che i negoziati con l’Austria – Ungheria non possono condurre a risultati soddisfacenti, ed assicurato lo Stato maggiore italiano che verso la metà di aprile potremmo considerarci come sufficientemente pronti militarmente, invia per corriere all’ambasciatore d’Italia a Londra il testo delle condizioni generali ,dall’accettazione delle quali, da parte delle potenze dell’Intesa ,il regio governo sarebbe disposto a far dipendere l’impegno preciso, da parte sua, di entrare in campo al loro fianco.

Nel documento è esplicitamente indicato che vi abbiamo determinato il minimo delle concessioni a nostro favore. Imperiali ,l’ambasciatore a Londra, non dovrà però dar corso alle istruzioni ivi contenute sinché non riceverà ulteriore ordine di farlo.Sonnino chieda ad Imperiali  di esaminare il documento ed esporgli poi le sue impressioni”. Il giorno 3 marzo 1915 nello stesso diario si legge: “risultando in modo ancor più evidente che i negoziati con Vienna non condurranno a nulla, Sonnino telegrafa istruzioni ad Imperiali  di dar corso al dispaccio del 16 febbraio.

Brevi cenni storici sulla 1 guerra mondiale

Nei primi mesi del 1915 l’orientamento del governo italiano circa l’alleanza e l’entrata in guerra del paese appare più chiaro. Sono in corso i negoziati con l’ Intesa.si è ormai giunti nella fase finale ,ma ancora vi sono incertezze e problemi ,così come si rileva nella pagina del 26 marzo 1915 del diario di un diplomatico italiano dell’epoca Luigi Aldrovandi Marescotti : “Imperiali ,l’ambasciatore d’Italia a Londra ,telegrafa che Grey ,il suo interlocutore per le potenze dell’ Intesa,lo ha convocato ieri.Grey gli ha detto di aver impostato con gli alleati la questione nei semplici termini seguenti: o accettare le condizioni italiane, o rinunciare definitivamente alla cooperazione dell’Italia.

Peró , per il caso che la Russia opponesse un rifiuto definitivo a causa della Dalmazia, Grey ha escogitato una soluzione che, pur dando ragione al nostro interesse primario di assicurare la nostra posizione in Adriatico, e garantendoci contro ogni pericolo futuro da parte di chicchessia , tenga conto dei desideri slavi di non essere rinchiusi, ed esclusi da ogni possibilità di sviluppo commerciale ed economico. Si tratterebbe in conclusione di lasciar Spalato alla Serbia attribuendo all’Italia Zara e Sebenico, con le isole indispensabili alla  nostra difesa strategica, stabilendo la neutralizzazione di tutta la costa, da Spalato alla  Vojussa  .

Imperiali osserva che con la soluzione su accennata Grey ha mirato evidentemente a lasciare una porta aperta per impedire un naufragio totale. Avverte : siamo sul punto saliente del negoziato.Grey ha anche soggiunto che sentendosi poco bene, conta di partire la settimana prossima da Londra, per 10 giorni”.Successivamente le condizioni dell’alleanza diventano ancora più chiare. Le tre potenze alleate offrono all’Italia la costa adriatica della Dalmazia al capo Planka,  le isole di Lisa , Busi, Cazza , Lagosta, Pelagosa e alla  Serbia il resto del litorale dalmata.